Arrestato Espenhahn. Finisce l’odissea giudiziaria ThyssenKrupp

È in carcere in Germania da alcuni giorni, dal 10 agosto 2023, l’ex amministratore delegato della ThyssenKrupp, Harald Espenhahn, condannato – insieme a un altro manager tedesco, Gerald Priegnitz, e a quattro manager italiani, Marco Pucci, Daniele Moroni, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri – per il rogo all’acciaieria ThyssenKrupp di Torino del 6 dicembre 2007, in cui morirono sette operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi.

Era l’ultimo a dover espiare ancora la propria pena. Come Priegnitz, dovrebbe scontarla in regime di semi-libertà (offenen vollzug), trascorrendo in carcere solo la notte, e soltanto per cinque anni, pena massima prevista in Germania per l’omicidio colposo (la Cassazione italiana lo aveva condannato a 9 anni e 8 mesi di reclusione).

A sette anni dalla condanna definitiva della Magistratura italiana (sentenza della Cassazione del 13 maggio 2016) e a quasi sedici anni dai tragici fatti dello stabilimento torinese di corso Regina Margherita 400, finisce così il tormentato e lunghissimo iter giudiziario (anche se i familiari delle vittime aspettano ancora l’esito del ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con il sostegno dell’associazione Sicurezza e Lavoro, sui lunghi tempi di esecuzione delle pene in Germania e in Italia).

La notizia arriva a tre anni dall’arresto in Germania dell’altro dirigente della multinazionale dell’acciaio condannato dalla giustizia italiana, Gerald Priegnitz, avvenuto il 2 luglio 2020, soltanto dopo molte proteste dei familiari delle vittime per il ritardo nell’esecuzione della pena e l’incontro del 26 giugno 2020 tra gli stessi familiari e Sicurezza e Lavoro con l’allora premier Giuseppe Conte e l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a Palazzo Chigi. Era poi seguito un altro incontro il 5 aprile 2022 tra familiari, Sicurezza e Lavoro e Governo, rappresentato dall’allora ministra per la Giustizia Marta Cartabia, a cui avevano fatto seguito altre rassicurazioni, ma ancora nessuna certezza sulla sorte dell’ex ad della Thyssen.

E ora arriva finalmente la conferma dell’ultimo arresto, che pone fine a una lunghissima vicenda giudiziaria.

«Finisce un’odissea giudiziaria – dichiara il direttore di Sicurezza e Lavoro, Massimiliano Quirico – che ha messo a dura prova i familiari delle sette vittime e la credibilità della giustizia italiana. Ora si sancisce il principio che chiunque opera in Italia violando le normative su salute e sicurezza sul lavoro, non rimane impunito. Fosse anche un altissimo dirigente tedesco». «È una piccola, grande vittoria – conclude Quirico – per chi, come i parenti delle vittime ThyssenKrupp e l’associazione Sicurezza e Lavoro, non ha mai smesso di lottare per avere giustizia per chi muore al lavoro».

Vignetta di Tiziano Riverso per Sicurezza e Lavoro

Come ha dichiarato a Sicurezza e Lavoro Rosina Platì, la mamma di Giuseppe Demasi, uno dei sette operai morti nel rogo: «Non possiamo dire di essere contenti, perché i nostri cari non ci sono più e perché per avere questa minima, ormai insperata giustizia, abbiamo aspettato troppo a lungo. E poi i manager tedeschi dovevano scontare una pena, più lunga, in Italia».

«A noi familiari fa anche rabbia – conclude Rosina Platì – aver dovuto lottare, da soli, sino allo sfinimento, soltanto con l’appoggio dell’associazione Sicurezza e Lavoro, che ci ha sostenuto anche nel ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per ottenere questa tardiva e insufficiente giustizia».

«Non è un risarcimento, non è vendetta. È solamente l’unico epilogo che si sarebbe già dovuto compiere da tempo e che è stato solo rimandato» – dichiara Antonio Boccuzzi, ex operaio della Thyssenkrupp di Torino scampato all’incendio del 2007, poi diventato parlamentare del Pd. «Quei 5 anni – continua Boccuzzi – saranno ulteriormente ridimensionati. Lo sappiamo e non ci facciamo strane o vane illusioni, ma un passo è stato compiuto e questo non ce lo porta via nessuno».

«Si è finalmente concluso l’iter di riconoscimento da parte della Germania, come richiesto dal Ministero della Giustizia italiano» – ha detto il guardasigilli Carlo Nordio, dopo che «in questi anni, il Ministero ha seguito da vicino il procedimento, per poter assicurare una piena risposta di giustizia alle vittime».

Così commenta l’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, che aveva seguito la vicenda durante il suo mandato amministrativo: «Finalmente un minimo di giustizia per i morti della ThyssenKrupp. La tragedia del 6 dicembre 2007 ha segnato un prima e un dopo per le 7 vittime e i loro cari, ma anche per tutta Torino. In questi giorni, finalmente l’amministratore delegato Harald Espenhahn sta iniziando a scontare la sua pena: un giorno che aspettavamo da troppi anni. Un abbraccio alle famiglie che non hanno mai smesso di battersi per la giustizia».

Anche l’attuale primo cittadino del capoluogo piemontese, Stefano Lo Russo, ha espresso soddisfazione per la conclusione della vicenda giudiziaria: «Certamente, la condanna di Harald Espenhahn, manager dell’azienda, e la sua incarcerazione non potranno mai restituire all’affetto dei propri cari le vite spezzate quella tragica notte, ma lo scontare la pena detentiva è sicuramente un atto dovuto alle famiglie e alla giustizia, sia quella italiana che quella tedesca».

E pure il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, non ha voluto far mancare il suo sostegno: «Dopo 16 anni chi ha avuto responsabilità in questa grande tragedia inizia finalmente a pagare. Il Piemonte, oggi come allora, si stringe alle famiglie delle vittime e mi auguro che anche sul ritardo nell’esecuzione della pena possa esserci presto giustizia».

Loredana Polito

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