Manifattura a Torino: quale futuro?

L’industria, settore determinante per l’economia di Torino e della sua area metropolitana, mantiene, in termini quantitativi e qualitativi, una grande importanza, in particolare nel campo dell’automotive e dell’aerospazio. Svolge un effetto traino su altre attività, dai servizi all’impresa al sistema formativo. La quota di Pil che rappresenta è fondamentale sul piano occupazionale, sia a livello regionale che nazionale.

Nell’area torinese sono oltre 260mila gli addetti all’industria. A questi si devono aggiungere 300mila occupati in attività di servizio alle imprese, su un totale – nel settore privato – di poco meno di 900mila nell’area della Città Metropolitana. I 2/3 di questi lavoratori svolgono attività connesse all’industria (dati della Camera di Commercio di Torino). Si rileva, inoltre, che l’occupazione nel settore è caratterizzata da una più alta qualità del lavoro, da maggiore stabilità, da percorsi meno frammentati e più qualificanti.

In questi anni, l’industria torinese (analogamente a quanto successo nel resto del mondo) è stata penalizzata da cicli che ne hanno ridimensionato la struttura, con grandi sfide che si aprono per il futuro.

Occorre governare questi processi, adottando una prospettiva di medio-lungo periodo, anche per le conseguenze prodotte dall’esplosione della pandemia di Covid-19, che ha ridisegnato gli assi di applicazione. L’industria sarà certamente una componente essenziale nella transizione ecologica dell’economia, nel diritto alla salute, all’educazione e alla formazione, nel nuovo sistema di mobilità e digitalizzazione.

Per governare i processi occorre tener conto di alcune criticità:

• assenza di una politica industriale, sia a livello nazionale che locale, indispensabile, invece, per mantenere consistenza e competitività;

• troppa frammentazione per la competizione a livello globale;

• carente propensione del sistema all’innovazione tecnologica;

• scarsa consapevolezza da parte dei principali attori politico-istituzionali del fatto che l’occupazione si difende mantenendo e sviluppando un’attività manifatturiera con adeguati volumi e con alto valore aggiunto.

In questo contesto, particolare attenzione va posta alla tenuta sociale, nella consapevolezza che questa fase del ciclo economico è caratterizzata dal calo della produzione e da una più ampia e diffusa disoccupazione, con conseguente ampliamento delle diseguaglianze sociali.

Opportunità e rischi

Ai processi accennati se ne aggiungono altri, ma è importante avere la consapevolezza che da una parte tante occasioni sono state perse, dall’altra che si presentano opportunità, derivanti dalle risorse ingenti messe a disposizione del Next Generation Eu. Queste, se utilizzate bene, potranno contribuire ad un rilancio dell’economia industriale agendo sui nodi strutturali.

L’utilizzo delle risorse – comprese quelle destinate a Torino Area di crisi complessa – si dovrà concretizzare anche attraverso efficaci progetti del Competence Center di Mirafiori e di corso Marche. In tale contesto, bisogna ridurre il rischio della nascita di start-up che non riescano a svilupparsi adeguatamente, ad entrare nel perimetro di imprese più grandi e a radicarsi sul territorio, non in grado, quindi, di produrre valore aggiunto sia sul piano occupazionale che su quello sociale.

Tra le opportunità, c’è il progetto della nuova società Stellantis, nata dalla fusione tra i gruppi PSA e Fiat Chysler Automobiles. L’automotive incrocia la transizione ecologica dell’economia e i nuovi modelli di mobilità, soprattutto nelle aree urbane, a partire dai nuovi propulsori come l’ibrido, l’elettrico, l’idrogeno, lo stesso diesel di ultima generazione e la guida autonoma. Si tratta di sfide a cui le imprese torinesi, il sistema universitario e gli Istituti tecnici superiori (che sintetizzano le esigenze dei territori e quelle del sistema produttivo, con altissimi livelli di professionalizzazione) sono chiamati a guidare e accompagnare, per dare nuovo impulso all’intero comparto attraverso la formazione di nuove figure professionali.

L’aerospazio è forse il settore industriale più condizionato dalle scelte politiche, soprattutto nel territorio di Torino, perché il settore militare e lo spazio richiedono grandi investimenti pubblici e il mercato è influenzato dalla politica estera e dagli accordi tra i Governi.

L’industria a Torino è importante anche nelle telecomunicazioni, biomedicale, agroalimentare, robotica, tessile, settori che richiedono un alto tasso di innovazione tecnologica.

Nel contesto territoriale dell’area metropolitana di Torino, il Centro di intelligenza artificiale può rappresentare un’occasione importante per lo sviluppo della ricerca, con l’obiettivo del trasferimento tecnologico alle imprese, imprescindibile sul piano della competitività.

Quanto alla rete, non può sfuggire la presenza a Torino di importanti attività di “stoccaggio” e trattamento dei dati (che costituiscono un patrimonio con potenzialità enormi) da parte di soggetti pubblici come il Csi, Poste Italiane, Istituti di Credito (da valorizzare anche in rapporto alle imprese del territorio) e grandi aziende del settore delle telecomunicazioni.

Pre-condizioni

Per uscire dalla crisi e puntare a far tornare Torino capitale dell’industria, occorrono una serie di pre-condizioni:

• un contesto che favorisca gli investimenti, con una Pubblica Amministrazione in grado di dare risposte efficaci e rapide, attraverso la qualificazione del personale, l’assunzione di giovani e la digitalizzazione;

• un tessuto sociale coeso, accogliente, volto a favorire e a rafforzare gli investimenti e gli insediamenti di nuove imprese, a espandere quelle già esistenti, a incoraggiare il reshoring, (al di là dell’attuale peso effettivo) con istituzioni in grado di svolgere un ruolo importante. Torino invecchia e si svuota, la qualificazione delle periferie è rimasta per gran parte uno slogan con un’evidente frattura con l’area più centrale e tra la città stessa e l’area metropolitana. Il problema demografico e il basso indice di natalità connesso sono temi da affrontare con la massima urgenza, con politiche sociali adeguate e con prospettive per i giovani che studiano nelle nostre Università (al Politecnico il 60% degli studenti proviene da altre Regioni), affinché possano restare in città anche dopo la laurea, attraverso occasioni di lavoro adeguate.

• politiche attive in grado di formare e riqualificare i lavoratori nei profili professionali utili al rafforzamento delle imprese, adeguati per le nuove tecnologie industriali. A lavoratori e lavoratrici bisogna assegnare lavori di qualità, più sicuri e meglio pagati. Quanto detto riguarda il rinnovo delle competenze di lavoratori e lavoratrici già occupati e disoccupati. In funzione di ciò, risulta indispensabile conoscere la domanda formativa richiesta dalle imprese e i profili professionali necessari, in modo da predisporre una formazione adeguata.

Per avere coesione sociale è necessario anche tener conto del fatto che c’è una parte di popolazione che, per diverse ragioni, potrebbe non accedere ai livelli più alti di formazione. Per questo, occorre che vi sia l’opportunità di avere lavori anche meno qualificati per garantire esistenze dignitose. Riteniamo, inoltre, che bisogna dare immediata attuazione al libretto delle competenze, per poterlo utilizzare su tutto il territorio nazionale.

Priorità

1) La nascita di Stellantis è un passo importante per la costituzione di un gruppo di dimensioni globali, con connotazione europea, che dovrà confrontarsi con Paesi come Francia e Germania. I prossimi mesi saranno decisivi, non soltanto per gli equilibri tra le due case automobilistiche, ma anche per il futuro dell’intero settore auto nel nostro Paese e in tutta la zona Euro. In questa fase delicatissima, si deve purtroppo evidenziare la totale assenza della politica italiana e la debolezza del nostro sistema rispetto ai principali competitors. È emblematico, al riguardo, il gran parlare della fabbrica delle batterie per i motori elettrici, a cui non è seguito nulla di concreto. Torino dovrebbe pretendere che Governo e Regione Piemonte giochino un ruolo attivo verso la nuova azienda e la proprietà storica, cui va chiesto di valorizzare il patrimonio industriale, che non deve essere disperso. Occorre chiedere al nuovo management investimenti in nuovi modelli, da progettare e produrre a Torino. Bisogna dare prospettive agli stabilimenti del gruppo e a tutta la filiera, che va supportata e rafforzata.

2) In questo quadro, sono altrettanto importanti le vicende che investono Cnh, sia per l’occupazione che per nuovo modello di mobilità. Di fronte alla ventilata cessione di Iveco e di parte di Fpt ad acquirenti cinesi, rischia di saltare il progetto di un polo di sviluppo dell’drogeno, nodo centrale rispetto al quale Torino può e deve essere protagonista.

3) Per il comparto aerospaziale occorre difendere quello che oggi c’è a Torino. Leonardo S.p.A., oltre ai programmi storici, attende nuovi progetti militari, Thales Alenia Space S.p.A. sviluppa una programmazione per le stazioni cislunari e spaziali. Ad oggi sul territorio di Torino sono in atto (già autorizzati) diversi programmi spaziali (Space Rider – Cislunare – Axiom – Exsomars), con ricadute occupazionali importanti,

4) Quando si parla di mobilità e trasporti, i temi dell’energia, della sua produzione e distribuzione sono decisivi. A Torino operano realtà importanti, come Iren S.p.A. L’area torinese deve proporsi come realtà pilota nella costruzione delle infrastrutture necessarie alla mobilità sostenibile.

5) Nel settore della comunicazione va ricostruita la filiera che tiene insieme grafica, editoria e industria cartaria, per accompagnare dal punto di vista industriale processi importanti, dal consolidamento del Salone del Libro alla riorganizzazione di un soggetto editoriale come il gruppo Gedi, puntando a determinare ricadute significative sul territorio.

6) Il settore agroalimentare, in costante crescita, necessita di un’importante riconversione tecnologica, dalla meccanizzazione in agricoltura alla trasformazione dei prodotti. Oggi è presente una filiera dove a fianco di imprese importanti ne esistono numerose di piccole dimensioni, per le quali la sfida della qualità e della sua certificazione richiede un forte intervento di orientamento e sostegno.

7) Nel settore biomedicale è fondamentale la realizzazione del progetto Parco della Salute.

Attori

Sono molte le azioni da mettere in campo con la finalità di rilanciare e difendere una vocazione industriale radicata e capace di guardare avanti, qualificando e difendendo l’occupazione, sviluppando una progettualità in grado di stare al passo con i grandi cambiamenti di paradigma, a cominciare da quello ambientale.

Decisivi, in questo contesto sono la guida dei processi e i compiti dei molteplici attori:

Politica nazionale: serve una politica industriale condivisa che abbia una visione di breve, medio e lungo periodo, cogliendo l’occasione irripetibile del Next Generation EU. Si devono implementare e promuovere i processi che rendono sostenibili le produzioni dal punto di vista ambientale, cercando di facilitare una rete di forte cooperazione tra imprese del territorio, ad esempio con filiere tra aziende di produzione e aziende che si occupano di rilavorazione degli scarti e riciclo. Pensiamo alla plastica (componentistica) e alla gomma (pneumatici).

Politica regionale, area metropolitana e Città di Torino: per la rilevanza della struttura industriale torinese, è fondamentale il ruolo della Regione Piemonte, anche nei confronti del Governo. Pensiamo all’automotive e all’aerospazio, condizionati dalle scelte o non scelte di politiche generali. Per generare sinergie a livello locale è imprescindibile il ruolo della Città Metropolitana (luogo di sintesi in cui i sindaci devono svolgere un ruolo da protagonisti), poiché solo un livello molto vicino al territorio può contribuire a costruire la rete necessaria a cooperare sui progetti. Bisogna, inoltre, pensare alla valorizzazione delle aree dismesse, da mettere a disposizione di insediamenti produttivi, preceduti da piani credibili. Esse rappresentano una direttrice di sviluppo e la possibilità di riqualificazione dei territori.

• Le imprese devono tornare a investire, associandosi e attraverso l’export “far conoscere” le potenzialità del nostro territorio, ritenuto generalmente inidoneo agli investimenti interni e internazionali.

• Il sindacato, al di là del naturale ruolo di analisi e indirizzo, deve fare la propria parte praticando buone relazioni industriali e sviluppando capacità di contrattare, con l’obiettivo di coniugare il cambiamento e l’innovazione con la tutela di lavoratori e lavoratrici. Un processo di cambiamento di natura epocale, quale quella in atto, va governato, ripensando i modelli lavorativi, ad esempio rispetto all’organizzazione e agli orari di lavoro.

Conclusioni

I processi indicati si intrecciano e sono interdipendenti, ma vanno “governati”. Il livello più adeguato per guidare il processo, non ancora pronto, è quello della Città Metropolitana, chiamata ad andare oltre le formalità dei piani strategici per assumere un ruolo vero di sintesi delle necessità e delle proposte.

Cgil, Cisl e Uil Torino

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