Intervento conclusivo del pm Giorgio Nicola nell’udienza del 7 settembre 2026 del processo penale in corso al Tribunale di Torino per il crollo della gru di via Genova avvenuto il 18 dicembre 2021 nel capoluogo piemontese, in cui sono morti tre lavoratori: Filippo Falotico, Roberto Peretto e Marco Pozzetti.
Nella sua requisitoria, il pm ha sintetizzato quanto emerso nel corso del dibattimento e messo in evidenza le gravi responsabilità dei cinque imputati: Enrico Calabrese, Federico Fiammengo, Roberta Iandolino, Stefano Sprocatti e Mirzad Svraka. Presenti in aula Iandolino, Sprocatti e Svraka.
«Non possiamo che ringraziare il pm per l’ottima requisitoria e i legali nostri e delle parti civili per il prezioso lavoro svolto – dichiara Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro parte civile nel processo – e ancora una volta sottolineiamo la gravità dei comportamenti dei cinque imputati che, in cooperazione colposa tra loro, hanno causato la morte di tre lavoratori».
«Ancora oggi – afferma Quirico – c’è troppa superficialità nel redigere la documentazione riguardante la sicurezza da parte di alcuni datori di lavoro e professionisti e il ricorso al subappalto non fa che aggravare la situazione. Ci auguriamo che la tragedia della gru di via Genova serva a far riflettere ognuno sulle proprie responsabilità e sulle terribili conseguenze che certe azioni od omissioni possano avere sulla vita di lavoratori e lavoratrici e su quella delle loro famiglie e su chi magari si trova a passare nei pressi di un cantiere».
Giorgio Nicola ha sottolineato la mancanza di una preventiva adeguata valutazione dei rischi, in particolare per quanto riguarda l’inidoneità dell’autogrù Liebherr impiegata nel montaggio della gru a torre, che non avrebbe posseduto le caratteristiche minime necessarie, i rilevanti vincoli geometrici e urbanistici presenti e le interferenze legate alla presenza di due linee aeree e al traffico (c’erano oggettivi limiti operativi determinati dalla mancata chiusura totale della carreggiata al traffico veicolare).
«Nessuno ha eliminato le criticità presenti nel sito prima del montaggio» – ha sostenuto Giorgio Nicola – ed «era impossibile completare il montaggio».
Secondo il pm, «nel Psc (Piano di Sicurezza e Coordinamento, ndr) c’è stata un’omessa valutazione dei rischi concreti connessi al montaggio della gru».
Ha inoltre ritenuto «molto grave» l’omessa verifica da parte di Roberta Iandolino del Pos (Piano Operativo di Sicurezza, ndr) della Locagru, in cui «mancavano due dati fondamentali»: ovvero l’altezza della gru da edificarsi e qualsiasi riferimento all’autogrù da utilizzare nel cantiere.
Ha quindi rimarcato l’omessa riunione di coordinamento, l’omessa attività di sopralluogo e controllo e l’omesso adeguamento del Psc da parte della Iandolino.
Per espressa previsione normativa – ha ricordato il pm – la Iandolino doveva analizzare i rischi e, se avesse rispettato i suoi obblighi, avrebbe potuto evitare quanto accaduto. Per lei, la pm ha chiesto una condanna a tre anni di reclusione.
Secondo il pm, le responsabilità di Federico Fiammengo sono «minori, ma non assenti». Infatti – ha precisato – doveva valutare la congruenza dei Pos di Locagru e Calabrese e verificare l’idoneità dell’autogrù e il suo corretto posizionamento e «impedire l’inizio o la prosecuzione delle operazioni». Chiesti per lui due anni di reclusione.
Pesanti anche le accuse verso Stefano Sprocatti (chiesti tre anni e due mesi di reclusione), che avrebbe redatto un «Pos assolutamente generico e non contestualizzato», in cui non era neanche indicata l’altezza della gru a torre da edificarsi: «un dato fondamentale!». Ometteva la valutazione dei vincoli dell’area di cantiere e dei rischi connessi al montaggio – ha affermato Nicola, ribadendo che una corretta valutazione dei rischi e una sospensione delle operazioni avrebbero potuto impedire il disastro.
Dura le accuse anche nei confronti di Enrico Calabrese (anche per lui chiesta condanna a tre anni di reclusione), datore di lavoro di Mirzad Svraka e all’epoca legale rappresentante della società Calabree Autogru srl, per l’impiego di una «autogrù non assolutamente conforme» e un «Pos carente e inadeguato». Avrebbe dovuto fornire un mezzo tecnicamente idoneo e compatibile con le caratteristiche del sito e pianificare correttamente l’evento – ha evidenziato Nicola.
Mirzad Svraka, conducente della gru Liebherr, viene accusato di aver svolto operazioni «in condizioni non sicure». Inoltre – ha rimarcato il pm – avrebbe dovuto conoscere il manuale operativo dell’autogrù, che vieta tiri obliqui trasversali e orizzontali.
Stava invece lavorando in orizzontale secondo il pm, spiegando che se ci si muove in orizzontale, si è sbagliato il posizionamento. «Doveva interrompere le operazioni!» – ha ribadito il pm, chiedendo per lui una condanna a due anni e sei mesi di reclusione.
In conclusione, Giorgio Nicola ha affermato che la vicenda «non è stata un evento imprevisto, imprevedibile o frutto di una fatalità», ma è stato il «frutto di una serie di errori prevedibili, percepibili e prevenibili».
Anche ci fosse stato un errore dei manovratori (fatto non appurato, secondo il pm), per il pm non si sarebbe certo trattato di un «rischio eccentrico» e quindi sarebbe comunque dovuto essere previsto.
«Ciascun imputato, in cooperazione colposa, ha omesso di porre in essere condotte doverose» – ha detto Nicola.
Per Giorgio Nicola, il crollo «non fu il risultato di una scelta estemporanea o di un errore improvviso».
Secondo il pm, la posizione più grave è quella di Stefano Sprocatti.
Seguono, secondo l’ordine di importanza del pm, quelle di Roberta Iandolino, che «aveva tutti gli strumenti per rendersi conto che qualcosa non andava», di Enrico Calabrese, che fa la scelta concreta dell’autogrù e «fornisce una gru assolutamente inidonea», di Mirzad Svraka, per la «pacifica violazione delle regole di sollevamento», e di Federico Fiammengo, che «ometteva di verificare le condizioni di sicurezza dei lavori affidati».
Sono seguiti gli interventi degli avvocati delle parti civili: Sicurezza e Lavoro, FenealUil, Fillea Cgil.
Il giudice Claudio Canavero ha quindi fissato le date delle prossime udienze, alle ore 9 in maxi aula 3 al Tribunale di Torino: martedì 20 ottobre 2026 (discussione responsabili civili e difese Fiammengo e Iandolino) e venerdì 30 ottobre 2026 (discussione restanti difese). Verrà poi fissata un’ulteriore udienza per le eventuali repliche e l’emissione della sentenza.
Felicia Bello




































