Suicidio nella logistica nel Torinese, Sicurezza e Lavoro, Filt e Si Cobas ammessi come parte civile

Si è tenuta nella mattinata del 20 aprile 2026, nell’aula 35 del Tribunale di Torino, l’udienza preliminare del processo penale relativo alla morte di Renato Fesce, lavoratore 59enne della logistica, camionista per la Af Logistics, che si è tolto la vita il 13 marzo 2023 a Rivalta (Torino).

Presenti in aula gli avvocati dell’associazione Sicurezza e Lavoro e dei sindacati Si Cobas e Filt Cgil.

Durante l’udienza i tre enti sono stati ammessi come parte civile. I tre soggetti imputati, Antono Ferrari, fondatore e presidente del cda di Af Logistics spa, Pasquale Martucci, responsabile d’area dell’azienda, e la stessa Af Logistics spa, hanno poi richiesto il rito abbreviato.

«Seguiamo con attenzione questa complessa vicenda giudiziaria in cui l’associazione Sicurezza e Lavoro è stata ammessa come parte civile – dichiara Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro – che riguarda la morte di un lavoratore della logistica, un comparto sempre più esposto a rischi per quanto riguarda la salute e la sicurezza».

«Il suicidio del camionista Renato Fesce, sul quale auspichiamo venga fatta presto chiarezza, è un campanello di allarme per un intero settore, che vede tutele sempre più ridotte per lavoratori e lavoratrici, e che deve spingere Istituzioni e aziende a una riflessione profonda sull’intero sistema della logistica, per garantire la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori e le lavoratrici» – conclude Quirico.

«L’ammissione come parte civile nel processo – dichiara il segretario generale Filt Cgil Piemonte, Giuseppe Santomauro – rappresenta un passaggio fondamentale per la ricerca della verità e della giustizia. Non siamo in Tribunale solo come organizzazione sindacale, ma come presidio di dignità per un lavoratore che si è trovato schiacciato tra vessazioni dirette e un sistema aziendale sordo alle grida d’aiuto».

«Quanto accaduto – afferma Santomauro – non può essere archiviato come un dramma puramente individuale: è l’esito estremo di un contesto lavorativo degradato, segnato da turni massacranti e da un totale disinteresse della società verso il benessere psicofisico dei propri dipendenti. Il suicidio di un lavoratore è il fallimento più doloroso per l’intero sistema produttivo».

«È ora di mettere fine a questo sistema di sfruttamento, fatto di appalti e subappalti, su cui si costruiscono i profitti miliardari del mondo dei trasporti» – dichiara in una nota il sindacato Si Cobas, che ha anche organizzato un presidio davanti al PalaGiustizia in occasione dell’udienza preliminare.

Per il Si Cobas nel comparto «i salari sono in continua riduzione», «gli orari di lavoro si allungano», «cresce la pressione per le consegne in tempi ristretti» e, di conseguenza, «aumenta la stanchezza, l’esasperazione e la difficoltà economica, rischiando non di rado di spingere il lavoratore in un angolo di disperazione e di profonda percezione di ingiustizia».

L’imputato Pasquale Martucci renderà dichiarazioni spontanee durante la prossima udienza, in programma lunedì 15 giugno 2026 alle ore 10 nell’aula 35 del Tribunale di Torino, in cui discuteranno le parti.

Eventuali repliche delle parti dovrebbero poi avvenire prima della pausa estiva.

Loredana Polito

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