Aveva 23 anni Mattia Battistetti, operaio della Altedil di Trevignano (Treviso), quando il 29 aprile 2021 venne travolto e ucciso da quindici quintali di materiali che si erano sganciati da una gru in un cantiere della Costruzioni Bordignon dove stava lavorando, a Montebelluna (Treviso), la città dove abitava.
Un impatto terribile, che non gli ha dato scampo, sul quale la famiglia vuole fare chiarezza.
Con le arringhe della difesa, il 23 ottobre 2025 si è svolta la ventunesima udienza del processo di primo grado alla Corte d’Assise di Treviso, presieduta da Alice Dal Molin, che vede sei persone imputate per omicidio colposo e per le lesioni riportate da un altro operaio, Arben Shukolli, gravemente ferito a una gamba. Tante le persone e gli enti che hanno partecipato, in segno di solidarietà. C’era anche la Croce Bianca, che il 28 agosto 2021 aveva onorato Mattia Battistetti, appassionato volontario, con la medaglia d’oro alla memoria.
La sentenza è attesa per il 22 gennaio 2026.
«Siamo distrutti dal dolore – dichiara a Sicurezza e Lavoro Monica Michielin, la madre della giovane vittima – e ascoltare le difese degli imputati che parlano di ‘evento imprevedibile’, ci ferisce al cuore. Vogliamo giustizia per Mattia. Non è stato ‘sfortunato’: è stato ucciso. Ucciso sul lavoro, travolto da materiali caduti da una gru più vecchia di lui, in nome di una cultura che antepone il profitto al rispetto per la vita, le esigenze di produrre sempre di più e sempre più in fretta a controlli e misure di prevenzione e protezione adeguati».
«Speravamo – afferma Monica Michielin – di poter finalmente chiudere il 23 ottobre una parte di questo lungo calvario che dura ormai da tre anni, con 21 udienze, ma non è stato così. Ed è una delusione grande, perché ogni rinvio riapre ferite che non si sono mai rimarginate. Vogliamo però credere che l’udienza del 22 gennaio 2026 possa portare un segnale di giustizia e di rispetto per Mattia. Continueremo ad andare avanti con la forza che lui ci dà e con la speranza che la verità e la giustizia trovino finalmente la loro voce nel nome di Mattia e dei lavoratori e delle lavoratrici, che meritano tutti di tornare sani e salvi dai propri cari».
«Abbiamo invitato a Roma Monica Michielin, suo marito e sua figlia all’ultima edizione degli Stati Generali su Salute e Sicurezza sul Lavoro – dichiara Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro – per far comprendere, per quanto possibile, l’enorme dolore che sconvolge le vite di chi sopravvive a un proprio caro, morto sul lavoro, mentre sta facendo il suo dovere».
«All’inaugurazione a Montecitorio lo scorso 21 ottobre – spiega Quirico – abbiamo voluto dare voce al dramma che ha vissuto al momento dell’infortunio, e che sta vivendo ancora adesso nella fase giudiziaria, Monica Michielin con la sua famiglia e abbiamo voluto farle sentire la vicinanza nostra e delle Istituzioni».
«Sentire parlare di evento imprevedibile, di sfortuna quando un lavoratore muore in un cantiere – afferma il direttore di Sicurezza e Lavoro – è quasi una beffa, un’ulteriore ingiustizia che strazia i familiari delle vittime».
«Ci auguriamo piena giustizia – conclude Quirico – per Mattia Battistetti e per gli altri caduti sul lavoro. Come Andy Mwachoko, operaio 42enne travolto e ucciso il 18 ottobre 2025 nel cantiere Pnrr di Torino Esposizioni da materiali caduti da una gru, in una dinamica drammaticamente analoga a quella di Mattia Battistetti. Un episodio che non può e non deve essere derubricato a evento ‘imprevedibile’ o ‘sfortunato’».
Loredana Polito
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